Binari Fantasmi

Sono anni che lavoro sulle Ferrovie dimenticate d’Abruzzo. Anni che cammino con i “fantasmi” che le abitano. Anni che porto gente a passeggiare con me. Questo è l’ultimo lavoro realizzato sul tema: un tributo ai Binari d'Abruzzo, a quelli dimenticati, a quelli dismessi e a quelli in fase di ammodernamento. Un tributo alla massicciata nuda e al camminare lento. Un tributo al mare, alla collina, alla campagna e alla  montagna. Un tributo al territorio, all'archeologia industriale e all'abbandono. Un tributo al Viaggio e alla "Zona". Le fotografie Polaroid sono il risultato di anni di esplorazioni fotografiche. Esse raccontano il presente, raccontano dell'abbandono e della dimenticanza che personalmente mi affascinano e rapiscono da sempre. Non avrei mai cominciato questo viaggio se non fosse stato per la ruggine, l'archeologia industriale, il vecchio, il nascosto e il polveroso. Oggi tutto tace. Oggi il treno non passa più e 220km di binari sono lì in attesa di chissà quale sorte. Io cammino lento e leggero ed esorto gli altri a fare altrettanto. Allacciarsi le scarpe e partire. Provare... no! Fare o non fare, non c’è provare. Vi assicuro che una volta stretti i lacci il viaggio che vi aspetta è eccezionale.


Malanocte / Nigredo

Malanocte è un viaggio all'insegna del surreale e dell'onirico, guidati per mano da Chronos, Mnemosine, Thanatos, Eros ed Era. Un viaggio attraverso passato, presente e futuro, nel quale i piani temporali si intrecciano e mescolano. Malanocte è un dialogo tra ciò che è stato, ciò che è e ciò che potrebbe essere. L'abbandono fa da padrone, da scenografia. L'incuria, la dimenticanza, l'oblio sono il punto di partenza per una rilettura, per un’analisi ed una riscrittura della realtà che ci circonda. I personaggi che appaiono, come fantasmi, sono gli interlocutori di coloro che osservano, rappresentano il ponte tra il passato ed il presente, tra chi guarda e chi è osservato. Ognuno ha una storia da raccontare, ognuno ha da dire qualcosa a chi incrocia il proprio sguardo con il loro. A chi hanno di fronte chiedono solo di ascoltare, o meglio ancora di ascoltarsi, di farsi delle domande e sforzarsi di darsi delle risposte. Ad ogni interlocutore racconteranno una storia diversa a seconda della domanda che verrà posta loro. Dunque, chiudete gli occhi, un bel respiro e, buon viaggio dentro voi stessi.

 


Vocis Imago

"Solo il Viandante che ha peregrinato nel suo infinito mondo interiore potrà accostarsi all'Anima scoprendo che per anni altro non ha fatto che cercare Lei poichè Lei è dietro e dentro ogni cosa". (C.G. Jung)

Il relitto approdato sulle rive di un fiume o su una spiaggia marina che giriamo tra le mani, ramo o pietra che sia, è, a prima vista, un oggetto alla deriva senza un’apparente volontà propria, senza apparente importanza o utilità. Sottovalutare questo genere di indizi può essere frutto di una visione superficiale dettata dalla fretta o dalla mancanza di abitudine ad usare tutti quegli strumenti di cui ogni essere umano è dotato. È proprio di fronte a queste latenti rivelazioni che bisogna prendersi del tempo, osservare con tutti i sensi l’oggetto, cambiarne la posizione, non pensare al suo ruolo convenzionale e concentrarsi sul fatto che quello che ci appare solo come un pezzo di legno ha smesso di essere un albero da quando si è staccato da esso, è uscito da un ciclo. Esso ha perso la sua funzione naturale, direi da quando “è morto” di una morte, che a posteriori risulta non avere natura definitiva. Quello che lo ha riportato in vita è proprio quella serie di processi come la levigazione, l’abrasione dello scontro con le onde, con il vento o con la roccia. Il suo rollare o rotolare. Quello che lo riporta alla vita è l’incontro con un essere semplice specializzato in atti creativi e rigenerativi. Un dio umile che lo raccoglie dal suolo e lo penetra con lo sguardo e la coscienza per arrivare a raccogliere dati sin nella più intima struttura, per comprenderlo. È un lavoro che compie senza l’ausilio di sofisticati macchinari o mezzi di misurazione d’alta precisione ma è un lavoro millimetrico, meticoloso, affidabile. Ma quello della raccolta è solo il primo passo, c’è poi quello della sua consegna al limbo costituito da una cassa o uno scaffale in un magazzino. È il momento in cui il dio umile e bislacco lo lascia riposare, e si riposa, sino a quando non decide di raccoglierlo ancora come se fosse la prima volta e come se fosse sempre. È il tempo di confrontarlo con gli altri relitti raccolti e riposti nel limbo. Osservarlo in modo vergine spostarlo nello spazio come alla ricerca del mistero insito in lui. La scoperta è che c’è un filo che lega tutte le forme del mondo. Quelle del mondo precedente all'uomo e quelle contemporanee e addirittura quelle che dovranno venire con o senza la nostra presenza. È così che pezzi di legno abbandonati dal caso evocano creature fantastiche sprigionate dal nostro percorso, è così che materializza una figura primigenia, un’archetipo, un essere immortale da indossare nella coscienza, da portarsi sempre dietro consigliere e potente difensore. (Prefazione di Dario Coletti)


Alter Ego

Alter Ego è un progetto che si compone di più immagini. Immagini che a loro volta si compongono di più scatti "suturati". Un modo "altro" per interrogarsi sul concetto di Personalità e le sue innumerevoli sfaccettature, sull'idea di  Doppelganger e, chiaramente di Alter Ego. Il lavoro è stato realizzato utilizzando una tecnica di trasferimento: Transfer da Pellicole Fuji 100 scadute su Carta Magnani acquerello Portofino 300 grammi. Tutte le immagini sono state strappate e suturate a mano, poichè il gesto è memoria e metabolizzazione, segno e indice, strappo e sutura, rottura e riconciliazione. "Dentro di noi abbiamo un'Ombra: un tipo molto cattivo, molto povero, che dobbiamo accettare. Non vi è nulla di più difficile da tollerare che se stessi". (C.G. Jung)


I Mannequin

In un mondo in cui l'apparenza fa da padrona indiscussa, in un mondo di plastica, siamo noi a guardare loro? Oppure loro a guardare noi? Siamo noi i "veri"? Noi quelli in carne ed ossa? I Mannequin è una riflessione sull'essere umano con lo sguardo fisso sulle vetrine che egli stesso allestisce per creare "mondi paralleli", che nell'immaginario collettivo appaiono come accattivanti, desiderati, sognati e ambiti. Ciò che ne risulta è uno specchio, un riflesso di ciò che l'uomo vorrebbe per sè e dunque della realtà che viviamo. Proiezioni del Sè e delle proprie pseudo necessità in un mondo in cui, a guardarlo approfonditamente, si è persa la cognizione di ciò che è importante davvero. I Mannequin inoltre, è un progetto di sperimentazione fotografica poichè gli scatti sono stati realizzati con un Iphone 4 e le fotografie finali sono state stampate in camera oscura con una tecnica di stampa a contatto alternativa.


V.I.T.R.I.O.M.

Pensi davvero di essere te stesso al cento per cento? Ma davvero potresti affermare: “Eccomi, guardami, questo sono io”. Sei certo di raccontarti in ogni momento della tua vita per quello che senti? Per quello che sei? V.I.T.R.I.O.M. è qui per insinuare dei dubbi, per far crollare delle certezze, per metterti in crisi. V.I.T.R.I.O.M. è un progetto pensato per tentare di farti morire fuori per rinascere dentro, per farti riflettere, metterti in discussione e, forse, cambiare la tua prospettiva. Chi può affermare con certezza che le maschere sono solo quelle di gomma, cuoio o carta pesta? Chi? Chi può dire di non “indossare” una maschera sul proprio viso? Chi può dire che il proprio viso non sia già di per sé una maschera? E, volendo essere ancor più dissacratore, insolente e provocatorio: "Ma davvero credi di averne una sola?".  V.I.T.R.I.O.M. è questo, uno spunto di riflessione sull’essere umano e le sue infinite sfaccettature/mascherature. V.I.T.R.I.O.M. è un “sassolino nella scarpa”, è il ronzio della zanzara che ti gira intorno, è la sensazione che provi quando entri in doccia convinto che l’acqua calda scivolerà sul tuo corpo e, invece, è gelida. V.I.T.R.I.O.M. è un Progetto fotografico realizzato con una tecnica di stampa alternativa ed unica nel suo genere. Il supporto utilizzato è  carta scontrini/bilance "NON VALE COME SCONTRINO FISCALE" stampata con Polaroid GL10. Il progetto ha partecipato alla Mostra "I racconti della Torre", organizzata e curata da Silvano Peroni. Paratico (BS).

 


Deconstruction

Deconstruction è un progetto di ricerca fotografica sperimentale che intende  analizzare l'idea di destrutturazione di spazi temporali e concettuali. Si caratterizza per l'essere realizzato completamente con macchine pinhole multiforo autocostruite grazie alle quali è possibile con una solo esposizione ritrarre ciò che si pone di fronte ai fori stenopeici. Dunque in un solo scatto piani diversi di ripresa e narrazione si incontrano mescolandosi tra di loro dando vita ad immagini decomposte e riassemblate in unica visione. Così come lo spazio, anche il tempo subisce la destrutturazione in quanto l'esposizione alla luce della carta fotosensibile è il risultato della deframmentazione del "chronos fotografico" necessario per avere un giusto equilibrio fra bianchi e neri.


Insight

… perché l’uomo creatore (...) è il luogo del simbolo trasformatore, mediante cui la cultura entra in crisi e si rinnova, perisce e si rigenera, inaridisce e si dissecca come un albero morto e rinverdisce imprevedibilmente sul proprio fasciame corrotto. L’uomo creatore annuncia, inconsapevole o no, le trasformazioni venture dell’ethos, si espone, a suo rischio, all’urgere delle forme rigeneratrici dell’inconscio, non teme di collegare il proprio disagio nevrotico di uomo singolo e perituro all’emergere di un archetipo che ha significato salvifico per tutta una specie… (M.Trevi)

Insight è un inno alla Creatività e al Pensiero laterale, all’Inconscio creativo e all’Archetipo del Maestro Carl Gustav Jung, al Pensiero divergente e quello convergente di Max Wertheimer, al concetto di Illuminazione di Henri Poincaré, all’idea di Creatività Integrata di Abraham Maslow, all’Uomo creativo di Erich Neumann. Insight è una visione interna, un’intuizione che diviene progetto fotografico simbolico/concettuale nel quale tutto ha un senso e dove il processo creativo parte da lontano, dalla creazione materiale stessa dei simboli/personaggi messi in scena (tutti i “modelli” ritratti sono stati realizzati a mano tagliando, riposizionando e personalizzando). Questo perché si ha la consapevolezza per cui tecnica e processo, ideazione e realizzazione, hanno la stessa importanza dell’opera finita, sono parte integrante di quest’ultima: metafora della vita, in cui il percorso e l'obiettivo hanno il medesimo valore. Insight racconta della distruzione della Creatività ma anche della sua rinascita, di quel seme che tutti gli esseri umani portano dentro. Perche la Creatività è di tutti, è in ognuno di noi incompleti umanoidi. Ma come il seme diviene pianta solo se annaffiato, così la Creatività germoglia nella nostra vita solo se coltivata con cura. Insight è il palcoscenico della Creatività dove i “fondali” narrano della sua distruzione. Sullo stesso palcoscenico marcescente il germoglio, nonostante tutto, rifiorisce in forma “animalesca”, archetipa e di unicum. Ciò a cui si assiste è la creazione di “nuove” forma di vita che divengono simboli della rinascita e della speranza. Insight è una riflessione, uno spunto da cui partire, per dare il via al proprio viaggio creativo, a quello intimo viaggio di guarigione. Perché la Creatività è uno stile di vita, è allo stesso tempo “piaga sanguinante” e “cura” della ferita. Perché la Creatività è morte, rinascita e vita.


In Precario EquilibrIO

“Che diventino indifesi come bambini, perche' la debolezza è potenza e la forza è niente. Quando l’uomo nasce, è debole e duttile. Quando muore è forte e rigido. Così come l’albero: mentre cresce è tenero e flessibile e quando è duro e secco, muore. Rigidità e forza sono compagne della morte. Debolezza e flessibilità esprimono la freschezza dell’esistenza. Ciò che si è irrigidito non vincerà”. (Stalker)

In Precario EquilibrIO è il racconto di una consapevolezza acquisita: l'Equilibrio imperituro non esiste e forse non è neanche così interessante. Il tutto ha inizio un giorno d'estate in una delle location abruzzesi più selvagge e cariche d'energie di sempre: la Valle dei Luchi, o Valle Magica. Tutto ha inizio giocando a mettere delle pietre di fiume una sull'altra; da quella sponda un mondo "nuovo" si svela e l'Equilibrio vacilla, cede per poi trovare un'altra forma precariamente stabile. Il Rock Balance nasce come pratica Zen delle pietre in equilibrio. Diventa Arte effimera, una forma di Land Art grazie alla quale riappropriarsi del se', del proprio tempo, della serenità, del proprio equilibrio. Ma la "lezione" più profonda del Rock balancing è quella per cui una volta trovato il punto di equilibrio, poco basta per tornare al Disordine primordiale perchè tutto è "ordine" ma tutto nasce dal Kaos e da lì bisogna partire/ri-partire. In precario EquilibrIO diviene dunque una metafora dell'essere umano in continua ricerca di Equilibri instabili, perituri, situazionisti; vi racconterà di un "viaggio", di grandi interrogativi, di rumorose domande e silenziose risposte. A voi auguro di trovare la forza per comprendere ed assaporare la precarietà ed instabilità dell'essere umano. Una volta compreso ciò sarà più semplice e naturale "cadere" per poi "rialzarsi", e cercare poi un nuovo precario equilibrio.


Scan Me

Scan Me è un progetto di ritrattistica sperimentale. Un progetto di ricerca sull'idea di trasfigurazione e deformazione insito nell'animo umano. Deformazione e documentazione dell'inconscio, della sua immagine. Scan Me è un lavoro in cui la forma analogica e quella digitale coesistono e si spalleggiano. Per la realizzazione degli scatti infatti è stata creata una macchina fotografica ibrida concependo un mezzo di ripresa "diverso", costituito da un banco ottico degli inizi del '900 e uno scanner. Tutto ciò ha permesso di registrare immagini in modo del tutto nuovo e con un risultato finale introspettivo. Deformazione e Documentazione si affiancano, si urtano, si completano. La ricerca sull'immagine deformata parte da lontano incontrando sul suo cammino grandi personalità ispiratorie: Bacon, Munch, Picasso, Goya. Concettualmente l'approccio alla fotografia cambia per divenire documentazione dell'animo e della sensazione; un documento vero e proprio da archiviare e conservare, poiche' "scannerizzare" significa archiviare documenti pre-esistenti che spesso non si palesano rimananedo "nascosti" ma presenti. Archetipi.


Hic sunt Leones

Un giorno sulla bancarella di un mercatino mio padre Giacomo trovò delle vecchie lastre fotografiche. Le portò a casa e me le regalò. Grande fiuto Giacomo. Tornò dal venditore, lui gli disse che ne aveva ancora tante altre. Lo andammo a trovare. Tornammo a casa con un portabagagli molto impolverato. da allora la ricerca non si è mai fermata.

Hic sunt Leones è un progetto complesso. In primis è un omaggio al semisconosciuto fotografo degli inizi del Novecento, tale "G.Leone". Un omaggio alla sensibilità del suo occhio, alla professionalità, alla sua conoscenza del mezzo, al suo animo artistico. Hic sunt Leones è un progetto sulla Memoria. Memoria che resta, che si perde, che si trasforma. Tutti i tasselli che lo completano riflettono ed indagano la Memoria nelle sue numerose sfaccetattature. Memoria come Segno, come Cancellazione, Trasformazione, Invenzione, Negazione, Apparizione, Rivelazione. Un progetto che definisco "Matrioska" poiche' pensato ed organizzato propiro per avvicinarsi ai meccanismi della Memoria: "casseti e porte" che ne aprono altrettanti, e altri ancora, ognuno indipendente e allo stesso tempo interconesso con l'altro. Hic sunt Leones è infine un progetto fotografico sul linguaggio, la forma e la realizzazione di un'immagine. Un inchino alla Fotografia, all'Infrasottile, a Mnemosine e alla Sperimentazione.

Tenebris Viator

Tenebris Viator è un "citazione" e un omaggio al lavoro di sperimentazione di Paolo Gioli nonche' al concetto di Infrasottile. Tenebris Viator esplora la Memoria come segno Archetipo. Memoria come "Ombra" junghiana, come ciò che si cela dietro. UNa Memoria Archetipa insita in ogni essere umano. La parte in ombra e dark che spesso si nasconde agli altri, l'oscuro che si evita di palesare e che spesso, dunque, l'interlocutore non percepisce, non vede. Così come su gran parte delle lastre di G.Leone, la mascheratura rimane pressochè invisibile, e solo con la giusta illuminazione e posizionamento si rivela nella sua potenza. E' per questo motivo che Tenebris Viator diviene anche una riflessione sul concetto di Maschera, sull'Essere e l'Apparire, sul mostrare ed occultare.

Doppelgänger

Doppelgänger letteralmente significa "doppio viandante". Secondo il folclore il doppelgänger non proietta ombra e la sua immagine non si riflette negli specchi. Si crede che dia consigli alla persona di cui prende le sembianze, spesso per protarla fuori strada. può anche palesarsi ad amici e parenti, con l'intento di portare confusione e scompiglio. Il progetto si concentra sulla Memoria personale, sul ricordo individuale e su come la Memoria passata forgi, trasformi e plasmi la vita presente delle persone. Doppelgänger riflette sull'idea di Memoria Condivisa e Memoria Discordante. L'intero lavoro è stato stampato utilizzando una forma di stampa alternativa realizzata a mano, dunque pezzi unici. L'unicità del procedimento si affianca concettualmente alla logica del progetto: stampe uniche e irripetibili per ricordi personali e intimi.

Sign

Sign ha avuto una gestazione lunga e complicata. Fare delle scelte importanti presuppone una "Pre-Visione" e dei rischi. Io ho scelto di correrli. Intervenire materialmente sulle lastre è stato difficile e travagliato. Sign guarda e scruta la Memoria nel suo essere mutevole e spesso costruita. La memoria è intaccata non solo dal tempo ma anche dalle paure, dai silenzi, dalle mezze verità, dal rumore. Sign riflette su questo, sulla capacità e possibilità che l'uomo ha di scrivere e ri-scrivere i ricordi, il passato, l'accaduto. Sign si concentra sulla Memoria come Cancellazione, Mutazione e Apparizione. Dunque il mio intervento diretto sulle lastre rappresenta concettualmente  la "mano dell'uomo", artefice e faber del suo ricordo e dunque del suo presente e futuro.

Memorie Clorofilliane

La fotosintesi clorofilliana, dal greco φώτο- [foto-], "luce", e σύνθεσις [synthesis], "costruzione, assemblaggio"), è alla base di questo lavoro. Una sperimentazione durata anni e sfociata non a caso in questo progetto. La scelta di realizzare e stampare diverse fotografie utilizzando questa tecnica è oculata e funzionale al ragionamento rispetto all'idea di Memoria temporale, che sbiadisce, invecchia, si opacizza, ingiallisce e perde i contorni. Memorie Clorofilliane è un lavoro interamente stampato su diverse tipologie di foglia, per contatto, utilizzando la sola energia del sole. Il risultato finale è direttamente collegato alla riflessione sul Tempo e la Memoria. Le Lastre unite al processo della fotosintesi clorofilliana danno modo a Chronos e Mnemosine di dialogare ancora una volta.